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Tradate, Scuola Galilei: il cancello cade a pezzi. Tocca ai genitori portare il pennello?

  • Immagine del redattore: ventisette.info
    ventisette.info
  • 22 set 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

C’è un cancello, arrugginito. Una scuola, pubblica. E una domanda che oggi gira per Tradate come una scopa impazzita: "Ma devono venire i genitori con la vernice da casa?"


Tradate, Scuola Galilei: il cancello cade a pezzi. Tocca ai genitori portare il pennello?

Siamo alla Scuola Media “Galileo Galilei”, non proprio l’ultimo prefabbricato abbandonato nel nulla, ma una scuola vera, dove si formano i cittadini di domani. O almeno, dove si dovrebbe. Peccato che il primo insegnamento – più visivo che verbale – sia questo: lo Stato ha mollato il pennello. E pure il buon senso.


Il cancello d'ingresso, quello che ogni mattina accoglie centinaia di studenti, versa in condizioni che neanche l’Italsider degli anni ‘70. Ruggine, scrostature, degrado. La solita estetica da “abbiamo cose più importanti a cui pensare”. Tipo? Boh, magari qualche convegno sulla sostenibilità nelle scuole. Dentro un’aula fredda, con le finestre rotte e il termosifone spento.


Ma il problema, attenzione, non è solo estetico

Qui il punto non è se il cancello è brutto. Il punto è: perché lo vediamo solo noi? Perché in un Paese che riesce a stanziare milioni per ogni tipo di "progetto educativo innovativo", non si riesce a raschiare quattro soldi per una mano di vernice?Perché ogni volta che si parla di scuola, si pensa subito a “digitalizzazione”, “inclusione”, “percorsi personalizzati”, e mai a “porte che si chiudono” o “cancelli che non sembrano usciti da un film post-apocalittico”?


E soprattutto: perché quando qualcosa non va, la prima idea è sempre “lo facciano i genitori”?


Il grande inganno della partecipazione

Perché qui c’è il nodo. Da anni si racconta alle famiglie che la scuola è "comunità educante", che serve "collaborazione", che siamo “tutti coinvolti”. Traduzione pratica? I genitori portano la carta igienica, puliscono il giardino, raddrizzano il banco rotto, ora magari si mettono anche a verniciare il cancello.


Certo, potremmo anche accettarlo. A patto però che qualcuno, almeno una volta, dica la verità: non è collaborazione. È supplenza. È coprire l’inefficienza cronica di un sistema pubblico che ha perso il contatto con la realtà.


Forse serve meno retorica e più manutenzione

Magari è questa la vera lezione che imparano i ragazzi, passando ogni giorno sotto quel cancello. Che l’istruzione è fatta di chiacchiere, ma le cose concrete, quelle vere, toccano sempre a qualcun altro. E se nessuno le fa, amen.


E allora sì, a questo punto, tanto vale: facciamo un appello ai genitori. Portate la vernice. Ma anche la scala, i guanti, e magari un po’ di dignità in più.Perché se non la difendiamo noi, nemmeno un cancello arrugginito riuscirà a fermare il crollo lento e inesorabile dell’ovvio.

 

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