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🎬 Cinema Starplex Tradate chiude. Ma cambiare gestore non salverà proprio niente.

  • Immagine del redattore: ventisette.info
    ventisette.info
  • 22 ott 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

C’erano una volta i fratelli Lumière, che con due sedie di legno e un lenzuolo hanno dato il via al più grande spettacolo dopo la messa: il cinema. Da allora, tutto è cambiato. Tutto tranne il cinema.


Cinema Starplex Tradate chiude. Ma cambiare gestore non salverà proprio niente.

E così, mentre fuori si guida l’elettrico, si paga con l’iride e si lavora da Bali via Zoom, dentro alle nostre care, vecchie multisale si continua a proporre "Avengers 12" sperando che basti un po’ di popcorn salato a riempire le poltrone.


Ma le poltrone dello Starplex di Tradate, otto sale nel cuore (piuttosto silenzioso) del centro commerciale Centradate, da qualche giorno sono desolatamente vuote. Chiuso tutto, cancelli abbassati, locandine sparite come se non ci fosse mai stato nulla. Nemmeno un cartello. Nemmeno un “torniamo subito”.


Silenzio.

E come spesso accade in Italia, il silenzio non è solo quello del gestore: è il silenzio di un intero sistema culturale che si rifiuta di evolversi, arroccato su un modello economico che non funziona più. Ma ehi, non preoccupatevi, sta arrivando “un nuovo gestore”. Come dire: cambiamo il capitano, ma la barca è sempre la stessa, e affonda uguale.


L’illusione del “nuovo gestore”:

Cambiare management senza cambiare visione è come mettere la marmitta di una Tesla su un mulo. Magari fa rumore, ma non si muove lo stesso.


Il cinema oggi ha bisogno di molto di più di un paio di film Marvel, aria condizionata e Nachos da 7 euro. Non serve il coraggio di resistere. Serve il coraggio di cambiare.


Il problema non è Tradate. È l’idea stessa di cinema.

La verità? Nessuno ha voglia di andare a vedere un film in un posto freddo e impersonale quando può vederlo sul divano, con la serie del momento, senza nessuno che sgranocchi patatine dietro. Il cinema, così com’è, ha fatto il suo tempo.


E no, non è colpa del Covid, di Netflix o degli influencer. È colpa di chi, dal dopoguerra a oggi, ha pensato che bastasse un proiettore e un po’ di nostalgia per tenere in piedi un’industria.


È ora di cambiare sala. E testa.

Perché non trasformare le sale in esperienze immersive? Perché non proiettare Tulsa King o Stranger Things in modalità interattiva, con ambienti tematizzati, luci, suoni, attori veri in sala? Un po’ Luna Park, un po’ teatro. Un po’ Disneyland, un po’ Tarantino.


Noi amiamo il cinema. Ma se vogliamo che il cinema sopravviva, dobbiamo avere il coraggio di dire che non basta più accendere un proiettore. Il futuro è nelle esperienze, non nella pellicola.


I giovani non vogliono vedere un film. Vogliono viverlo. E se non siamo noi a capirlo, saranno le piattaforme a farlo.


O si cambia passo, o si resta a cavallo.

La rivoluzione non sta nel cambiare gestore a ogni crisi. Sta nel buttare giù il palinsesto e ricostruire tutto da zero.


Chi oggi difende il cinema “come una volta” è lo stesso che guarda l’automobile e dice “ma io sto bene col mio calesse”. E allora va bene, restate a cavallo. Ma non lamentatevi quando vi investe un’auto.


Tradate è solo l’ennesimo esempio di un sistema che fa finta di cambiare per non cambiare mai. Ma noi, nel nostro piccolo, continueremo a dirlo: o si evolve, o si estingue.


Semplice. Come un finale senza sequel. 🎬

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