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Caronno Pertusella: sotto i 9 euro è sfruttamento… ma solo se conviene

  • Immagine del redattore: ventisette.info
    ventisette.info
  • 7 ott 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

C’era una volta il Partito Democratico, quello che sventolava bandiere rosse con su scritto “diritti” e “dignità del lavoro”. C’erano i comizi con le mani alzate e le frasi a effetto: “Sotto i 9 euro non è lavoro, è sfruttamento!”. E poi, improvvisamente, c'è Caronno Pertusella.


Caronno Pertusella: sotto i 9 euro è sfruttamento… ma solo se conviene

Nel piccolo ma operoso comune lombardo, il Pd locale ha trovato il modo di fare una cosa davvero rivoluzionaria: smentire sé stesso. Una manovra non da poco, per un partito che ormai è più abituato a cambiare slogan che a cambiare il Paese.


La sinistra e il salario minimo: predicare bene, amministrare male

Tutto nasce dalla Fondazione Artos, ente controllato dal Comune. E fin qui nulla di strano: le fondazioni sono il parco giochi preferito di molte amministrazioni di centrosinistra. Ma qui scatta l’effetto speciale: alcuni dipendenti della fondazione vengono pagati meno dei fatidici 9 euro lordi all’ora. Avete letto bene. Meno. Di. Nove.


Il gruppo misto, composto da Francesca Rossetti e Anthony Sunil — ex PD e ora esiliati interni — ha alzato la mano in consiglio comunale e ha chiesto l’ovvio: ma non eravate voi quelli del salario minimo? Una domanda semplice, che in un Paese normale otterrebbe una risposta. Ma in Italia, si sa, le domande scomode vengono archiviate nel cassetto con l’etichetta “populismo”.


38mila motivi per fare finta di niente

A rendere il tutto più gustoso c'è un dettaglio: mentre alcuni lavoratori prendono meno di 9 euro l’ora, il direttore della Fondazione – che è anche presidente (perché fare una cosa sola, quando si può accentrare tutto?) – incassa oltre 38mila euro. Annualmente, s’intende. Roba che nemmeno certi parlamentari fuori sede riescono a fare con i rimborsi.


Ora, nessuno discute la necessità di una dirigenza qualificata. Ma se il mantra è “lavoro dignitoso per tutti”, non sarebbe il caso di iniziare dal cortile di casa propria? Oppure il Pd ritiene che lo sfruttamento sia tale solo quando lo fanno gli altri? Magari in un’azienda privata. Magari a Milano. Magari se a farlo è uno con la camicia sbottonata e l’Ape car.


L’arte della coerenza (a geometria variabile)

Rossetti e Sunil, che evidentemente credevano ancora ai principi su cui avevano basato il loro impegno politico, hanno fatto l’unica cosa sensata: si sono alzati e se ne sono andati. Non hanno aderito a nuovi gruppi, non hanno cambiato bandiera. Hanno solo smesso di credere a un partito che predica solidarietà e poi applica Excel con la freddezza di un revisore contabile in giacca beige.


Il loro sogno? Tornare alla gestione originaria della Fondazione Artos, quando le cariche dirigenziali erano ricoperte da volontari. Una proposta che oggi suona più rivoluzionaria del Che, e sicuramente più coerente di qualsiasi mozione Pd sul lavoro dignitoso.


Moralismo a ore

Il caso di Caronno Pertusella è emblematico: quando la sinistra ha il potere in mano, smette di lottare contro lo sfruttamento e comincia a fare i conti. E spesso, i conti non tornano. O meglio: tornano per qualcuno, ma non per chi lavora a meno di 9 euro lordi l’ora.


Certo, si può sempre organizzare un bel convegno sul lavoro precario. Magari invitando proprio il direttore di Artos come relatore, con tanto di buffet equo-solidale. Così, mentre si discute del salario minimo, qualcuno continuerà a prenderne meno – ma con coscienza di classe.

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