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Quando il pranzo diventa un incubo: l’ospedale di Busto tra cibi freddi e pazienti stremati

  • Immagine del redattore: ventisette.info
    ventisette.info
  • 22 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Ah, l’ospedale. Luogo di cura, preghiere silenziose, camici bianchi e… cibo che sembra uscito da un esperimento fallito. Sì, avete letto bene: stiamo parlando di cibo freddo, immangiabile, quello che ti fa chiedere se il vero nemico del paziente sia la malattia o il pasto servito in reparto. E succede proprio a Busto Arsizio, al reparto di Ematologia dell’ospedale locale.


La segnalazione arriva da Pietro Argentieri, cittadino indignato e figlio di una paziente, che racconta di una mamma che, tra una flebo e l’altra, non riesce nemmeno a stare in piedi per la debolezza. Il motivo? Una “dieta” ospedaliera che più che nutrire sembra punire: piatti freddi, spesso immangiabili, e una costanza che fa pensare che non si tratti di un episodio isolato, ma di un piccolo dramma quotidiano condiviso da altri pazienti del reparto.


E qui entra in gioco la parte amara: parliamo di Ematologia, reparto dove chi entra affronta terapie pesanti, dove ogni boccone conta. Invece di rinforzare le difese, il pasto diventa un ostacolo in più. Non proprio quello che ti aspetti da un ospedale che dovrebbe essere sinonimo di cura, dignità e… almeno cibo tiepido.


Quando il pranzo diventa un incubo: l’ospedale di Busto tra cibi freddi e pazienti stremati

Pietro non ci sta. Ha scritto all’URP dell’ospedale chiedendo un intervento immediato: il servizio di ristorazione va riportato agli standard minimi di qualità e sicurezza. Non come optional, non come bonus: come parte integrante della cura. In caso contrario, si dice pronto a rivolgersi alle autorità competenti.


Dall’altra parte, Asst Valle Olona annuncia di aver avviato verifiche interne. La precisazione necessaria? Il servizio dei pasti è appaltato a terzi. Tradotto: la responsabilità non è solo dei cuochi dietro al bancone, ma di una filiera che sembra essersi dimenticata del paziente finale.


In poche parole: il pranzo in ospedale non dovrebbe essere un’avventura estrema, con il rischio di ritrovarsi più deboli di prima. Eppure, a Busto Arsizio, sembra che l’unico mistero rimasto sia se il cibo arriverà caldo… o almeno commestibile.

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