L’ospedale è vivo, ma respira a fatica: Luino non è una comparsa nella sanità lombarda
- ventisette.info

- 12 gen
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C’è una strana abitudine tutta italiana: accorgersi che qualcosa è fondamentale solo quando sta per crollare. L’Ospedale di Luino rientra perfettamente in questa categoria. È lì, aperto, operativo, con luci accese e camici in corsia. Ma non illudiamoci: il fatto che non sia ancora chiuso non significa che stia bene.
Dieci anni fa si scendeva in piazza, si firmava, si faceva rumore. Oggi il rumore è diverso: è quello dei turni infiniti, delle reperibilità tappabuchi, delle notti coperte “per favore”, del personale contato col contagocce. Non è un film catastrofico, è la normalità quotidiana di un presidio sanitario che regge più per ostinazione che per strategia.
Il punto, ed è bene dirlo senza ipocrisie, non sono i professionisti. Medici e infermieri a Luino fanno il loro lavoro – e spesso molto di più – con competenza e senso del dovere. Il problema è il contesto: un sistema che pretende l’eccellenza con risorse da saldo di fine stagione. Quando sei bravo ma stanco, quando sei preparato ma solo, anche la vocazione comincia a scricchiolare.
La politica, come spesso accade, arriva dopo. O arriva parlando. Comunicati, prese di posizione, appelli. Tutto legittimo. Ma mentre si discute, in corsia si corre. E si corre troppo. Il Pronto Soccorso che deve chiedere rinforzi al resto del territorio non è una curiosità organizzativa: è un segnale d’allarme. E no, non basta dire “ci stiamo lavorando”.

Luino non è un ospedale qualunque. È un presidio di frontiera, in un’area montana, decentrata, dove “vai nell’altro ospedale” significa decine di chilometri, non cinque minuti in auto. È un ospedale che serve residenti, anziani, famiglie, turisti estivi e comunità intere che non possono permettersi una sanità a distanza.
Qui il tema non è ideologico, né di bandiera. Non è centrodestra, centrosinistra o civismo assortito. È una questione molto più banale e molto più seria: o si investe sul personale, oppure si continua a far finta che la buona volontà basti. Spoiler: non basta.
Salvare l’Ospedale di Luino oggi non significa tagliare nastri o fare selfie istituzionali. Significa assumere, organizzare, programmare. Significa trattare chi lavora lì come una risorsa, non come una soluzione temporanea. Significa decidere che la sanità di territorio non è un lusso, ma una necessità.
L’ospedale è ancora in piedi. Ma non vivrà di inerzia. O si sceglie di tenerlo in vita con scelte vere, oppure continueremo a chiamarlo “presidio fondamentale” mentre lo lasciamo sopravvivere a corto di fiato. E a Luino, di illusioni, ne hanno già viste abbastanza.




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