Il magazzino di Schrödinger (e il consiglio comunale che ci gira intorno)
- ventisette.info

- 19 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
A Olgiate Olona il nuovo polo logistico esiste e non esiste. È lì, sulle carte, nei rendering, nei titoli dei giornali. Ma su una cosa resta sospeso come il famoso gatto: chi ci andrà dentro. Ed è attorno a questo vuoto pneumatico che, giovedì sera, il consiglio comunale ha deciso di accendersi come una miccia corta.
La scintilla ha un nome e un cognome: Marco Clerici, consigliere indipendente, che ha portato in aula una mozione tanto semplice quanto esplosiva. Traduzione: facciamo un’assemblea pubblica, parliamone, spieghiamo ai cittadini cosa sta succedendo. Subito, entro gennaio. Perché – dice lui – dopo un anno di chiacchiere, il tempo delle mezze frasi è finito.
Da lì in poi, la seduta prende la classica piega da teatro politico locale: toni civili, ma coltelli sotto il tavolo.
Clerici gioca la carta della chiarezza: il progetto è in dirittura d’arrivo, la gente è preoccupata, nessuno sa chi si insedierà. E se le risposte non ci sono, va bene anche dirlo. Purché lo si dica. Una richiesta che suona quasi rivoluzionaria: ammettere il “non lo so” come atto politico.
La maggioranza risponde compatta, con il capogruppo Nicola Puddu a fare da parafulmine. La linea è questa: il sindaco ha già parlato, scritto, spiegato. Comunicati, periodico comunale, tutto pubblico, tutto accessibile. L’assemblea? Sì, certo, volentieri. Ma non adesso. Non così. Non senza i tecnici, i soggetti coinvolti, le famose “certezze”. Insomma: parlarne va bene, ma solo quando si potrà dire qualcosa di definitivo.

In mezzo, l’accusa che non manca mai quando la politica locale sente odore di consenso: strumentalizzazione. Secondo la maggioranza, Clerici avrebbe agitato il tema senza nemmeno avvisare gli altri capigruppo, rischiando di seminare più ansia che informazioni.
Clerici incassa e rilancia: non è strumentalizzazione, è politica. E la politica, ogni tanto, dovrebbe anche prendersi la responsabilità di rispondere, pure quando la risposta è scomoda o incompleta.
Poi prende la parola il sindaco Giovanni Montano e il quadro si chiarisce. O forse no.
Il sindaco è netto: le informazioni ci sono, sono pubbliche, basta cercarle. Non esistono dossier segreti né nomi nascosti nel cassetto. Chi arriverà nel polo logistico? Non si sa. E immaginare scenari commerciali è, parole sue, un’illazione. Senza un nome, senza un progetto concreto, ogni discussione rischia di essere – ed eccola qui, la frase che resterà – empirica. Cioè basata su sensazioni, ipotesi, paure.
E allora perché fare un’assemblea per parlare del nulla? Meglio aspettare che qualcuno bussi davvero alla porta.
Nel frattempo, Montano allarga il campo e punta il dito verso Castellanza. Le informazioni, dice, sono le stesse per tutti. Se qualcuno sostiene di non trovarle, il problema non è la trasparenza ma la voglia (o la capacità) di leggere i documenti. E aggiunge una nota dal sapore di memoria lunga: in passato Castellanza ha autorizzato interventi che hanno avuto effetti su Olgiate, senza troppe consultazioni. Oggi la preoccupazione per il traffico è legittima, certo, ma un po’ tardiva.
Il dibattito va avanti, gira in tondo, torna sempre lì: assemblea sì, assemblea no, chi decide, quando, con chi. Alla fine la linea dell’amministrazione resta ferma: se ne parlerà pubblicamente quando ci sarà qualcosa di concreto di cui parlare. Prima no. Perché senza sapere chi arriverà, ogni valutazione è aria fritta.
Sipario.
Nel resto della serata, il consiglio scorre su binari più prevedibili: incarichi sul PGT e Villa Gonzaga, Irpef allo 0,8% con esenzione sotto i 16mila euro, iscrizioni all’asilo nido che passano obbligatoriamente dal sito comunale. Amministrazione ordinaria, mentre fuori resta il grande tema sospeso.
Morale della favola? A Olgiate Olona il problema non è il polo logistico in sé, ma il suo fantasma. Un progetto che tutti vedono, di cui tutti parlano, ma che nessuno riesce ancora a chiamare per nome. E finché resterà così, il consiglio comunale continuerà a discutere di un futuro che c’è, ma non abbastanza da poterlo spiegare davvero.





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