Gallarate, gennaio senza bilanci: l’anno nuovo comincia con un grande “chi lo spiega?”
- ventisette.info

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Il 2026 è iniziato, i panettoni sono finiti e i buoni propositi pure. A Gallarate, però, manca ancora una cosa fondamentale: il bilancio politico dell’anno appena concluso. Non quello con i numeri in colonna, ma quello che dovrebbe raccontare ai cittadini cosa è stato fatto, cosa no e perché.
Spoiler: dall’amministrazione non è arrivato.
Così il Partito Democratico ha deciso di fare una cosa piuttosto insolita: scriverlo da solo.
È questo il senso – molto poco rituale e molto concreto – della conferenza stampa con cui l’opposizione ha aperto ufficialmente il 2026: convocare tutte le commissioni consiliari nel giro di venti giorni e costruire, pezzo dopo pezzo, un bilancio consultivo e propositivo dell’ultimo anno di mandato. Non per nostalgia, ma per chiarezza.
Giovanni Pignataro lo dice senza troppe cerimonie: il momento pubblico di restituzione non c’è stato. Fine. Nessun confronto di fine anno, nessun quadro complessivo. E allora si cambia approccio: “Se il bilancio non arriva, lo costruiamo noi”. Un’operazione politica dichiarata, quasi didattica. Non una rissa, ma una lavagna.
Il punto, però, non è solo il documento mancante. È il metodo. Nel 2025 le commissioni consiliari hanno toccato il minimo storico di convocazioni, ridotte spesso a semplici anticamere del consiglio comunale. Tradotto: poco approfondimento, poco confronto, molte decisioni che passano sopra le teste. Non a caso, racconta Pignataro, alcune scelte – dalla piscina comunale alla Mornera – sono state scoperte direttamente parlando con i cittadini. Altro che partecipazione.
Eppure, quando il confronto avviene davvero, i risultati si vedono. L’anello ciclabile del quartiere 29 è l’esempio preferito dall’opposizione: osservazioni dei residenti, modifiche al progetto, soluzione migliore. Nessuna bandiera, solo un metodo che funziona. E che, guarda caso, non viene usato spesso.
Il tour delle commissioni parte dai servizi sociali, dove Margherita Silvestrini accende uno dei fari più potenti: le compartecipazioni. A inizio 2026 molte famiglie si sono viste recapitare conti improvvisamente raddoppiati. L’algoritmo sarà anche lo stesso, ma l’impatto economico no: da 11 mila a 26 mila euro l’anno. La domanda non è ideologica, è semplice: perché? E poi: che fine fanno gli avanzi di bilancio, perché ci sono ancora decine di alloggi ERP vuoti, perché alcune situazioni sulla disabilità sono ferme da anni.
In sanità il copione non cambia. La Commissione esiste, è presieduta dal sindaco, ma non si convoca “di default”. Le Case di Comunità sembrano più una riorganizzazione che una rivoluzione, i medici di base restano ai margini e sul Grande Ospedale della Malpensa continua a pesare uno studio sui trasporti mai discusso pubblicamente. Senza potenziare il TPL, la sostenibilità del progetto supera il milione di euro all’anno. Dettagli, ma solo per chi non prende il treno.

Urbanistica e patrimonio aprono il capitolo più spinoso: l’edilizia convenzionata. Gallarate ne ha tantissima e oggi molte famiglie scoprono che per vendere casa devono riscattarla a valori di mercato. In certi casi oltre i 100 mila euro. Un meccanismo che rischia di svuotare il senso stesso del convenzionato, creando debiti, immobili bloccati e degrado. Qui non basta una risposta tecnica: serve una scelta politica.
I lavori pubblici riportano l’attenzione su sicurezza stradale, attraversamenti rialzati, ascensori che non funzionano, cantieri aperti e una Polizia locale che cambia sede ma resta sotto organico. Anche qui, più domande che comunicati.
La cultura, come sempre, è un termometro. Fondazione Maga, biblioteca, scuole materne, contributi che crescono e non bastano mai. Cesare Coppe insiste su un concetto antico ma rivoluzionario: prima di decidere, bisogna capire i bisogni. Soprattutto quando si toccano servizi educativi delicati.
E poi c’è Malpensa, il grande convitato di pietra. La Commissione dedicata si è riunita una sola volta dall’inizio del mandato, nel lontano marzo 2022. Nel frattempo l’aeroporto continua a incidere su lavoro, ambiente e qualità della vita, mentre i pendolari aspettano risposte su collegamenti e servizi.
Il 2026, a Gallarate, parte così: con un bilancio che non c’è e un’opposizione che decide di scriverlo. Non per fare spettacolo, ma per costringere tutti – maggioranza compresa – a tornare sul terreno più scomodo: quello dei contenuti.
Pignataro lo riassume senza slogan: confronto sui temi concreti, commissione dopo commissione.
Il messaggio è chiaro: l’ultimo anno di mandato non sarà un conto alla rovescia silenzioso. Sarà, volenti o nolenti, un anno di domande.




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