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Cimitero Olgiate: silenzio, degrado e… amministrazione assente (ma inclusiva, eh)

  • Immagine del redattore: ventisette.info
    ventisette.info
  • 5 ott 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Ad Olgiate Olona il silenzio regna sovrano. Ma non è quello del rispetto, della preghiera, o del raccoglimento. No. È un altro silenzio, più rumoroso di mille urla. È quello dell’indifferenza. Quello di chi finge di non vedere. Quello, insomma, di una giunta comunale che davanti a un cimitero in degrado ha deciso di onorare i defunti… ignorandoli.


Cimitero Olgiate: silenzio, degrado e… amministrazione assente (ma inclusiva, eh)

Sì, perché il cimitero – un tempo fiore all’occhiello della comunità, luogo sacro, civico, simbolico – oggi è abbandonato a se stesso. Lo denuncia Gianfranco Roveda, di Rilanciamo Olgiate, che parla di scale arrugginite, innaffiatoi mancanti, erbacce ovunque, ossari dimenticati e nessun controllo su chi entra e chi esce.


Una lista lunga quanto il rosario delle occasioni mancate. E presentata, peraltro, con toni educati e spirito collaborativo, già a giugno. Tre mesi dopo? Nemmeno una risposta. Niente. Nada. Silenzio di tomba.


Ma a che serve un cimitero oggi, no?

A essere onesti, un po’ ce lo chiediamo: in tempi dove si preferisce dedicare energie e budget a panchine arcobaleno, corsi di yoga col gufo e colonnine per la ricarica dei monopattini elettrici, ha ancora senso investire in un cimitero? Dopotutto non ci si fa un selfie. Non ci si balla il K-pop. Non ci si leggono poesie inclusive in 12 lingue. Non fa engagement.


Eppure, il cimitero – piaccia o meno – è il termometro morale di una comunità. È lì che si vede il rispetto per la memoria, per le radici, per chi ha costruito quel che oggi altri amministrano.

È lì che si misura la distanza tra civiltà e dimenticanza. E se ti scordi dei tuoi morti, be’, figurarsi dei vivi.


Ma le videocamere turbano la sensibilità?

Tra le richieste di Roveda, c’era anche l’introduzione di un sistema di videosorveglianza. Apriti cielo. Magari disturbava qualche “visitatore notturno” affezionato agli arredi funerari. O forse c’era il timore che riprendessero l’erba alta più dei cipressi.


E poi le scale arrugginite, l’ossario sotto l’altare dimenticato, gli innaffiatoi assenti… dettagli. Piccolezze. Roba per “quelli che si lamentano sempre”. E infatti, anche qui, la risposta è stata puntuale: nessuna.


Però il chiosco dei fiori non si tocca

Curioso notare come tra le proposte ci fosse anche la riattivazione del chiosco dei fiori. Forse l’unico aspetto che potrebbe piacere anche alla giunta: un tocco di colore, una nota instagrammabile.

Ma tranquilli, anche qui nessuna novità. Nemmeno un garofano rosso (ma rosso vero, non ideologico).

Il rispetto non è un’opinione

Ora, senza voler essere retorici: il cimitero non è solo un posto per piangere i morti. È un luogo di educazione civica. È un campo visivo che insegna alle nuove generazioni cosa significhi rispetto, cura, tradizione.


Ma in una società dove tutto è liquido (tranne l’acqua che manca dagli innaffiatoi), dove i valori sono opzionali e la memoria è vista come zavorra, cosa volete che conti un cimitero?


Rilanciamo Olgiate? Speriamo. Per ora, silenzio di giunta.

Gianfranco Roveda ha fatto la sua parte: ha osservato, segnalato, proposto. Con toni pacati, zero polemica, puro spirito civico. Eppure, ha ricevuto solo gelo amministrativo. Nessuna risposta. Nessun gesto. Nessuna vergogna.


Ma d’altronde, è il destino di chi crede ancora nella cura del bene comune, nella manutenzione ordinaria, nel rispetto delle radici. Oggi si preferisce il gesto eclatante, la campagna di comunicazione, il post celebrativo.


I morti non votano. I vivi, si spera, ancora sì.

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