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Busto Arsizio non è Ramallah: il PD si perde (di nuovo) in Palestina

  • Immagine del redattore: ventisette.info
    ventisette.info
  • 15 ott 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Nel consiglio comunale si parla di Gaza come se fossimo all’ONU. Ma qui si fa amministrazione, non geopolitica da salotto.


Busto Arsizio. Non Beirut. Non Tel Aviv. Non neanche Ginevra, sede di negoziati e dichiarazioni ONU. Eppure, per il Partito Democratico locale, il consiglio comunale bustocco sembra il posto perfetto per risolvere la questione mediorientale con una mozione a colpi di "iniziative culturali per la pace".


Busto Arsizio non è Ramallah: il PD si perde (di nuovo) in Palestina

Già ci immaginiamo gli alunni delle scuole medie convocati per un laboratorio di geopolitica con la pizza a fette, mentre a Gaza si firma (finalmente) una tregua con la presenza della premier italiana. Ma qui no: il PD non si arrende.


Il teatrino in consiglio

Tutto inizia con la mozione congiunta PD–Progetto in Comune, presentata con piglio idealista (ma forse anche un pizzico didascalico), che pretende di “avviare una riflessione culturale sulla pace in Medio Oriente”. La consigliera Berutti ci tiene a sottolineare che è solo “un atto di indirizzo”, quasi come a dire: “che male c’è?”.


Il sindaco Emanuele Antonelli, con sano pragmatismo lombardo, replica sereno ma fermo: "Dopo la pace, che speriamo sia duratura, credo che la vostra mozione sia non superata, molto superata". Tradotto: se volete mettere la bandierina per dire che siete “quelli buoni”, fatelo altrove.


Questione di priorità, non di sensibilità

Nessuno, a destra o altrove, ha detto che non importa cosa accade a Gaza. Nessuno si sogna di dire che la pace non vada desiderata o sostenuta. Ma il punto è un altro, e chi vive la politica locale lo sa: i consigli comunali dovrebbero occuparsi di quello per cui esistono. Strade, scuole, servizi. Non fare finta di essere la Camera dei Deputati in seduta straordinaria.


Max Rogora (FdI) lo dice chiaramente: “Sembra vogliate solo mettere la bandierina, come nelle manifestazioni”. E chi frequenta certi cortei sa benissimo di cosa parliamo: bandiere palestinesi accanto a falci e martelli, con l’immancabile kefiah annodata al collo di chi magari non sa distinguere Ramallah da Rabat.


Il solito PD: buone intenzioni, effetti collaterali

Maurizio Maggioni, capogruppo Dem, parla di “promuovere consapevolezza sul diritto internazionale”. Ma perché non cominciare con il diritto amministrativo, magari? A Busto mancano le aule per le associazioni, i trasporti scolastici sono un problema cronico, i quartieri aspettano riqualificazioni. Ma no: si parla di Hamas e dello Stato palestinese, con l’entusiasmo da primo anno di Scienze Politiche.


E mentre qualcuno invoca la scuola come laboratorio di pace, l’assessore alla cultura Maffioli ricorda che “il Comune ha già una politica culturale pluralista, concreta e inclusiva”. Un modo educato per dire: stiamo già facendo, voi fate propaganda.


Pace sì, ma non per finta

Alla fine la maggioranza di centrodestra ha fatto quello che doveva: ha votato contro. Con compattezza, senza negare il valore della pace, ma ribadendo una cosa semplice: il consiglio comunale non è un talk show. E se proprio volete parlare di politica estera, almeno aspettate che ve lo chiedano i cittadini.


Conclusione

Che a sinistra si viva spesso con la testa fra le nuvole lo sapevamo. Ma che si pensi di trasformare ogni aula istituzionale in una tribuna ideologica è una moda che va ridimensionata. La pace si costruisce con responsabilità, non con mozioni inutili che non servono nemmeno come carta da stampante.


Qui siamo a Busto Arsizio. Non in una sede dell’Internazionale Socialista. E va benissimo così.

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