Saronno, retrostazione: quando i bossoli diventano arredo urbano
- ventisette.info

- 7 gen
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A Saronno c’è una zona che ormai non ha più bisogno di presentazioni. La retrostazione. Un luogo che sulla mappa è solo un quartiere, ma nella realtà è una specie di esperimento sociale a cielo aperto. L’ultimo episodio? Bossoli di scacciacani e una cartuccia di fucile trovati a terra tra i palazzi di piazza Zerbi 3. Così, senza nemmeno la decenza di nascondersi.
A notarli sono stati i residenti, quelli che qui non passano soltanto ma ci vivono davvero. Gli spazi comuni tra i condomini – area di passaggio per pendolari, studenti e clienti dei negozi – si sono trasformati nell’ennesimo set di una scena che nessuno ha girato, ma che tutti ormai riconoscono.

Le ipotesi rimbalzano come sempre: botti di Capodanno portati un po’ troppo avanti, qualche genio che ha deciso di festeggiare sparando, o persino la teoria del tiro al coniglio urbano, vista la presenza di animali nell’area verde. Nessuna segnalazione ufficiale, nessuna chiamata alle forze dell’ordine. Solo i resti, quelli sì, ben visibili.
Il punto è che a Saronno, in retrostazione, i bossoli non sono un caso isolato. Sono l’ultimo capitolo di una storia che va avanti da tempo. Cespugli usati come discariche improvvisate, valigie svuotate dopo i furti in stazione, muri che invece dei graffiti ospitano veri e propri tariffari dello spaccio. E come dimenticare l’aggressione con katana dei mesi scorsi, che ha definitivamente alzato l’asticella del surreale.
Qualcosa è stato fatto, è vero: una pulizia straordinaria nei giorni scorsi. Ma per chi vive lì è stata più una carezza che una cura. Una sistemata rapida, giusto il tempo di dire “abbiamo fatto”, mentre il problema resta esattamente dov’era.
Ora i residenti di Saronno chiedono interventi seri, strutturali, duraturi. Non l’ennesima toppa messa di fretta. E se dal Comune non arriveranno risposte, l’idea è chiara: rivolgersi al prefetto per riportare attenzione su una situazione che, a loro dire, non è più tollerabile.
Nel frattempo, in retrostazione, si continua a vivere così: con lo sguardo basso, attento a dove si mettono i piedi. Perché a Saronno, da queste parti, non sai mai se stai calpestando una foglia… o l’ennesimo segnale che qualcosa non funziona.




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