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Saronno, quando la serranda diventa un atto di coraggio (e il silenzio fa più rumore dei furti)

  • Immagine del redattore: ventisette.info
    ventisette.info
  • 12 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

C’è chi al mattino beve il caffè, chi controlla il meteo e chi, a Saronno, alza la serranda trattenendo il fiato. Non per scaramanzia, ma per statistica. Perché ormai non è più questione di se, ma di quando.


L’ultimo episodio, venerdì sera, ha fatto saltare il banco. Non solo l’ennesimo colpo, ma un’aggressione vera, concreta, fisica. Quelle che ti fanno capire che la linea sottile tra disagio e pericolo è stata attraversata da un pezzo, e senza nemmeno chiedere permesso.


I commercianti parlano chiaro – e quando lo fanno senza filtri, vuol dire che la pazienza è finita. Non è allarmismo, non è propaganda, non è nemmeno rabbia: è stanchezza pura. La stanchezza di chi lavora, paga, resiste. E poi ricomincia, ogni giorno, con la sensazione che qualcuno abbia deciso che il rischio d’impresa includa anche il rischio personale.


Il punto non sono solo i furti. È la loro normalizzazione. È vedere le stesse facce tornare, come in una brutta replica che nessuno ha chiesto. È la sensazione – sempre più diffusa – che a Saronno certe regole siano diventate consigli opzionali, mentre chi rispetta tutto viene lasciato a cavarsela da solo, possibilmente in silenzio e con educazione.


Saronno, quando la serranda diventa un atto di coraggio (e il silenzio fa più rumore dei furti)

Il commercio, quello vero, fatto di luci accese e rapporti umani, viene spesso celebrato nei discorsi ufficiali come “anima della città”. Peccato che poi, nella pratica, quell’anima venga lasciata senza difese, come se bastasse una buona narrazione per tenere lontano il degrado. Spoiler: non basta.


I commercianti non chiedono medaglie, né corsie preferenziali. Chiedono cose terribilmente noiose e concrete: presenza, controlli, conseguenze. Chiedono che chi sbaglia paghi davvero, e che la sicurezza non sia solo un hashtag da campagna permanente. Chiedono di poter lavorare senza sentirsi comparse sacrificabili in un esperimento sociale mal riuscito.


Perché una città che chiude gli occhi davanti a tutto questo non diventa più inclusiva: diventa semplicemente più vuota. E quando i negozi abbassano le serrande per sempre, non restano né slogan né buone intenzioni. Restano strade spente, vetrine vuote e una domanda scomoda che rimbalza nell’aria:

ma davvero qualcuno pensava che sarebbe andata diversamente?


A Saronno il limite è stato superato. Ora resta da capire se qualcuno ha il coraggio di accorgersene.

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