Saronno, la sicurezza non è di casa (ma i sermoni sì)
- ventisette.info

- 14 ott 2025
- Tempo di lettura: 2 min
In una città dove i problemi si vedono a occhio nudo e si sentono (purtroppo) anche urlare per strada, la politica di sinistra trova sempre il modo di fare quello che sa fare meglio: dibattiti, dichiarazioni e... mozioni respinte.

Lunedì sera, a Saronno, il consiglio comunale si è riunito per affrontare il tema – urgentissimo – della sicurezza, dopo l’aggressione a un ragazzino di 13 anni nel quartiere Prealpi. In aula, per una volta, c’era anche chi la sicurezza la subisce, o meglio, l’assenza di essa: la famiglia del giovane aggredito.
E cosa ha prodotto questa storica seduta?
Un nulla di fatto, ovviamente. Ma guai a dire che non è stato un successo! Hanno parlato tutti, hanno applaudito le buone intenzioni, e poi ognuno a casa sua. Tranne i cittadini, che a casa non ci possono stare tranquilli nemmeno più.
Le mozioni (respinte), le accuse (reciprocate) e le solite pacche sulle spalle
Forza Italia ha avuto l’ardire – o il coraggio, a seconda dei punti di vista – di portare per la seconda volta una mozione seria e concreta sulla sicurezza. Rienzo Azzi, con la pazienza di un prete di campagna, ha dichiarato: “Una mozione a settimana, finché non si svegliano.”
Risultato? Un coro di “sì ma”, “non è proprio così”, “ci stiamo già lavorando”, e l’immancabile richiamo all’approccio “a 360 gradi”. Che di solito significa: non fare nulla in particolare, ma pensarla molto lunga.
Eppure, servirebbero meno cerchi e più linee rette. Tipo quelle di pattuglie che girano, agenti che si vedono, piani di sicurezza operativi. Non “coordinamenti multidisciplinari”.
Una città ferita, e una sinistra che mette i cerotti sulle slide
Gianpietro Guaglianone (Fratelli d’Italia) è stato tra i pochi a dire le cose come stanno: “Dov’è il piano del sindaco Pagani?” Eh, bella domanda. Per ora pare che ci sia solo la nostalgia per i tempi in cui la sicurezza era delegata al “piano della commissaria”. Che, guarda caso, funzionava pure.
Il resto del dibattito? Un susseguirsi di frasi fatte, dalla “città viva” al “coinvolgimento sociale”. Insomma, l’ennesimo tentativo della sinistra saronnese di rispondere a un incendio con un manuale di teoria dell’urbanistica sostenibile.
Ma la sicurezza, quella vera?
Due agenti in arrivo, quattro in uscita per fare straordinari a Venegono. Ottimo scambio: un po’ come curare una ferita con il cerotto della città accanto. E intanto, la gente continua a vivere nell’ansia. Altro che “percezione”: qui è realtà, dura e pura.
In sintesi: il re è nudo. E si veste da progressista
La sinistra al governo di Saronno si arrampica sugli specchi di un politichese stanco, mentre la città scivola verso una quotidianità dove i tredicenni vengono aggrediti e le famiglie devono andare in consiglio comunale per essere ascoltate.
Saronno non ha bisogno di mozioni respinte o piani “già in corso”, ma di un’amministrazione che abbia il coraggio di dire che qualcosa non funziona. E che agisca. Invece, anche stavolta, ci ritroviamo con l’ennesima occasione persa e un’unica certezza: quando governa la sinistra, la sicurezza è sempre un discorso. Mai una priorità.




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