Quando i ladri non rispettano i confini (e la sicurezza resta senza delega)
- ventisette.info
- 9 gen
- Tempo di lettura: 2 min
C’è un momento preciso in cui una comunità smette di parlare del meteo e comincia a contare le luci accese la sera dei vicini. Succede quando i furti non sono più una notizia lontana, ma un brusio che rimbalza sui gruppi Facebook, tra un “è successo anche da me” e un “attenzione, girano”. In questi giorni quel brusio arriva da Mercallo, ma l’eco – come spesso accade – non si ferma al cartello del paese accanto. Oriano lo sa già.
La cronaca è semplice e scomoda: bande che entrano, escono, ripassano. Case violate con una disinvoltura che inquieta più del danno materiale. Perché il punto non è solo cosa manca, ma la sensazione che qualcuno si muova indisturbato mentre noi chiudiamo a doppia mandata e speriamo. La criminalità, del resto, non compila moduli comunali e non chiede permesso ai confini amministrativi.
Da qui la richiesta – legittima e urgente – di alzare il livello di attenzione. Più prevenzione, più vigilanza, più coordinamento con le Forze dell’Ordine. Non slogan, ma presenza. Non promesse, ma azioni visibili. Perché quando la paura cresce, l’assenza pesa il doppio.

C’è poi un capitolo che a Sesto Calende suona come una canzone interrotta a metà: il Controllo di Vicinato. Partito con entusiasmo, condiviso, raccontato come esempio di prevenzione partecipata, oggi sembra vivere in una terra di mezzo. Non morto, ma nemmeno vivo. Un progetto che aveva acceso le speranze e che ora chiede di essere riavviato, spiegato meglio, rilanciato davvero. Perché la sicurezza non è solo pattuglie e telecamere: è anche cittadini informati che si parlano, si osservano, si aiutano. Senza trasformarsi in sceriffi, ma nemmeno in spettatori.
E poi c’è la questione più politica, quella che non si risolve con un post o una riunione: la delega alla sicurezza. Tenerla in capo al Sindaco può sembrare una scelta di responsabilità, ma nel tempo rischia di diventare un imbuto. Troppo da fare, troppo da seguire, troppo da coordinare. Dopo l’uscita di scena dell’assessore dedicato, quel ruolo è rimasto sospeso. E quando un ruolo cruciale resta sospeso, la percezione – giusta o sbagliata che sia – è che manchi una regia.
La domanda, allora, non è accusatoria ma pratica: chi se ne occupa, ogni giorno, con competenza e continuità? E soprattutto: quando si decide che la sicurezza merita una figura dedicata, riconoscibile, preparata, magari anche esterna ai soliti giri?
Solidarietà ai comuni vicini, certo. Ma anche realismo: quello che succede a due chilometri di distanza può succedere domani sotto casa. E aspettare non è mai stata una strategia.
Ora la palla passa al Consiglio Comunale. Lì si discuterà, si risponderà, si chiarirà. Nel frattempo, i cittadini continuano a guardare fuori dalla finestra la sera, sperando che la prossima notizia non li riguardi direttamente. E sperando, soprattutto, che questa storia non finisca archiviata come l’ennesimo “ne parleremo”. Perché la sicurezza, quando diventa tema, non ama le pause.
