Plastica, cartone e miracoli comunali: la nuova miniera d’oro è il sacco giallo (ma non ditelo troppo forte)
- ventisette.info

- 19 set 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Avete presente quando da piccoli vi dicevano che “la spazzatura non vale niente”?
Ecco, dimenticatelo. A Saronno, nel 2025, la monnezza vale oro. Anzi: vale 150.093,60 euro. E solo nei primi tre trimestri.

Altro che centrali nucleari o trivelle: il vero giacimento del futuro è in cucina, tra la bottiglia del tè freddo, il cartone della pizza e quella lattina di birra che, con l’aria che tira, è ormai l’unica consolazione rimasta al contribuente medio. Tutto finisce nel sacco giallo e – come per magia – si trasforma in denaro sonante per le casse del Comune.
Una favola ecologista? No, un business. Solo che stavolta il protagonista non è Elon Musk, ma il signor Giuseppe che, armato di senso civico e sacchetto colorato, separa con cura il multi materiale leggero mentre si chiede perché paga ancora la TARI come se vivesse a Montecarlo.
Riciclo? Sì. Ma segui il denaro.
Con oltre 170.000 euro annui stimati tra plastica e carta, a Saronno il riciclo non è più solo una “buona azione per Madre Terra”, ma una voce seria del bilancio comunale. I fondi vanno – ufficialmente – a coprire i costi della raccolta e a finanziare progetti di sensibilizzazione, attrezzature, servizi ecologici. Tutto molto green. Tutto molto trasparente. Almeno sulla carta (differenziata, si intende).
Resta però un retrogusto amarognolo: Mentre i cittadini fanno il loro dovere con zelo quasi nordico, la sensazione è che il Comune stia pian piano trasformando lo spirito civico in una forma di tassazione mascherata. “Aiutaci ad aiutarti”, dicono. Tradotto: separa bene, che intanto noi incassiamo.
E che dire delle percentuali? Dal 70% al 79% di raccolta differenziata in dieci anni: dati in crescita, certo. Ma nemmeno troppo esplosivi. Nel frattempo, Caronno Pertusella (la cugina virtuosa e un po’ snob) ci guarda dall’alto con l’85,77% e ci saluta con la compostiera in giardino.
Il sacco giallo non è un bancomat, ma quasi
Diciamolo: non c’è nulla di male nel trarre risorse dalla differenziata. Ma serve onestà intellettuale. Se i cittadini fanno la loro parte – e la fanno bene – ci si aspetterebbe una riduzione della tassa rifiuti, o almeno una gestione più snella e visibile dei ricavi. Invece no: il Comune incassa in silenzio, ringrazia distrattamente, e prosegue il suo cammino tra sensibilizzazioni e nuovi bidoni smart, di cui nessuno sentiva il bisogno.
E la politica? Silenziosa. Perché nessuno vuole sembrare “contro l’ambiente”. Ma la verità è che dietro ogni campagna ecologica patinata c’è sempre un bilancio da quadrare. E in tempi in cui lo Stato sociale vacilla e i Comuni faticano a respirare, la raccolta differenziata è diventata il nuovo cavallo di Troia. Entri per fare il tuo dovere ecologista, esci che stai pagando – di nuovo – per servizi già strapagati.
In conclusione?
Continuate pure a differenziare, cari saronnesi. Ma mentre separate il PET dall’alluminio, ogni tanto fatevi anche una domanda: chi ci guadagna davvero? Perché va bene salvare il pianeta, ma sarebbe carino anche capire dove finiscono quei 150mila euro. E magari, un giorno, scoprire che il cittadino non è solo il minatore... ma anche il socio di questa “green economy” da sacco giallo.
ventisette.info vi saluta. Ci vediamo al prossimo conferimento. Con guanti, ironia, e due conti in tasca.




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