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Lonate, mezzogiorno di sangue: quando la sicurezza entra dalla finestra e la politica resta sull’uscio

  • Immagine del redattore: ventisette.info
    ventisette.info
  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

C’è un’Italia che si sveglia tardi, verso le undici del mattino. Non perché dorma, ma perché pensa di essere al sicuro. Persiane abbassate, silenzio di provincia, la frazione che sembra una cartolina. Poi crac: la realtà entra a piedi uniti, sfonda una porta e trasforma una villa qualunque di Sant’Antonino nel centro del mondo. O almeno del dibattito nazionale, quello eterno e mai risolto: sicurezza sì, sicurezza no, sicurezza col punto interrogativo grande come una casa.


Lonate Pozzolo oggi è sotto shock. E no, non è una frase fatta: è proprio così. Perché quando un furto finisce a coltellate, quando uno dei ladri muore, quando il proprietario di casa finisce in ospedale dopo essere stato picchiato, il confine tra “mi poteva capitare” e “è capitato a me” diventa improvvisamente sottile. Sottilissimo. Come una lama.


La sindaca parla a caldo. Dice quello che in questi casi si dice sempre: servono più forze dell’ordine. È un problema nazionale, non solo locale. È vero. Ed è anche il disco che gira da anni, sempre lo stesso lato, sempre la stessa canzone. Intanto però la cronaca corre più veloce della politica e arriva prima. Sempre.


Lonate, mezzogiorno di sangue: quando la sicurezza entra dalla finestra e la politica resta sull’uscio

Qui non ci sono eroi, e nemmeno mostri da fumetto. C’è un uomo che dormiva in casa sua e si è ritrovato due sconosciuti davanti. C’è una colluttazione, pugni, sangue, una testa che sbatte, un coltello preso dalla cucina. C’è una fuga maldestra, un’auto che sgasa, un corpo lasciato davanti a un ospedale come un pacco scomodo. E c’è una morte che pesa, anche se è quella di un ladro. Pesa perché la morte pesa sempre, soprattutto quando arriva così, nel mezzo di una mattina qualsiasi.


Poi parte il teatrino parallelo: legittima difesa sì, no, forse. Atto dovuto, indagini, procure, titoli. Familiari che protestano, ospedali sotto pressione, commenti che si accendono come fiammiferi sui social. Tutti esperti, tutti giudici, tutti pronti a dire cosa avrebbero fatto. Spoiler: nessuno lo sa davvero, finché non succede.


Lonate oggi non discute solo di sicurezza. Discute di paura. Quella vera, quella che ti fa chiudere la porta a doppia mandata anche di giorno. Quella che ti fa guardare male il rumore delle chiavi, il cane che abbaia, l’auto che rallenta. Discute di uno Stato che viene invocato dopo, mai prima. Discute di una linea sottile tra difendersi e oltrepassare un limite che nessuno vorrebbe mai attraversare.


Non è una storia da tifoserie. Non è un derby ideologico. È una storia sporca, scomoda, reale. E fa male proprio per questo. Perché non ha vincitori. Solo ferite, domande e una comunità che, da oggi, dormirà un po’ meno tranquilla.

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