Il cancello della sera: Varese riscopre che l’ordine… ha le chiavi
- ventisette.info

- 18 set 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Chiude il tunnel tra Piazza Ragazzi del '99 e via Carrobbio: cancelli, telecamere, e un briciolo di buon senso. Finalmente.

Se ne parlava da anni, come si parla dei marciapiedi dissestati, del vicino rumoroso o del ritorno del buon caffè al bar: un po’ con rassegnazione, un po’ con nostalgia, molto spesso senza far nulla. Ma ora succede davvero: a Varese arrivano i cancelli al tunnel tra Piazza Ragazzi del ’99 e via Carrobbio. Un colpo di teatro in chiave urbana, con tanto di videocamere collegate alla polizia. Un'azione semplice, concreta, quasi rivoluzionaria: chiudere un passaggio la notte per evitare che diventi zona franca.
E infatti, come tutte le cose ovvie in Italia, fa notizia.
Da zona di passaggio a zona di passaggio controllato
La zona in questione, per chi non la conosce, è un tunnel urbano in pieno centro, un luogo pensato per la mobilità ma finito, come succede spesso, nelle mani dell'inciviltà. Di giorno una via comoda, di sera un bivacco tra bottiglie, schiamazzi e l’occasionale “non sto facendo nulla di male” urlato a chi osa infastidirsi.
E allora i condomini — non un sindaco, non un’assemblea di commissione, non il solito piano da 5 milioni per “la rigenerazione del tessuto urbano” — ma i privati cittadini proprietari del tunnel, si sono mossi. Hanno alzato la testa. E hanno messo mano al portafoglio.
Risultato? Cancelli di notte. Sei videocamere. Collegate direttamente alla polizia. Fine dell’anarchia. Inizio del silenzio. Costo a carico loro. Applausi.
La proprietà privata non è un’opinione
È curioso vedere come ogni volta che qualcuno esercita il proprio diritto di tutelare uno spazio, salti fuori la solita domanda: “Ma non è un po’ eccessivo?”
No.Non lo è.È misura, è decoro, è libertà di vivere in un ambiente civile senza doversi chiudere in casa alle 21.
E il fatto che servano cancelli e telecamere per ottenere questo non è triste. È realistico. È il segno dei tempi, e chi li capisce prima degli altri ha il dovere di agire.
Non è nostalgia. È manutenzione del buonsenso.
I proprietari del condominio lo dicono chiaramente: “Vogliamo riportare la zona a com’era 20 anni fa”. Cioè viva, curata, frequentata da chi vuole passeggiare, non da chi cerca un rifugio per sparire nel buio. Non è un sogno reazionario, non è una guerra ai giovani: è il tentativo di recuperare un pezzo di città, e farlo senza attendere il prossimo piano urbanistico da copertina.
Qui non si parla di tagliare nastri o intitolare piazze. Si parla di mettere un lucchetto. Di accendere una telecamera. Di far capire che c’è ancora qualcuno disposto a difendere ciò che è suo, non con la rassegnazione, ma con la responsabilità.
Il marketing non basta. Serve anche il cancello.
Sì, il marketing aiuta. Le pubblicità raccontano il volto bello della città, come è giusto che sia: una città va valorizzata, venduta bene, proposta al meglio. Ma se poi lasci i tunnel al degrado notturno, tutta la narrazione crolla in un istante.
Quindi, ben vengano le locandine patinate e le campagne di promozione. Ma servono anche cancelli veri, metallo pesante, bulloni e chiavi. Serve mostrare che non tutto è accessibile sempre e comunque. Perché quando tutto è aperto, troppo spesso vuol dire che nessuno è responsabile.
Conclusione: l’ordine non chiude, protegge
Non è chiusura, è protezione. Non è “contro i giovani”, è a favore dei cittadini. E soprattutto: non è paura, è responsabilità. In un mondo che confonde la libertà con la totale assenza di limiti, ci voleva un tunnel chiuso di notte per ricordarci che la libertà vera ha dei confini. E dei custodi.
Il resto è rumore.
ventisette.info – Dove il decoro non è una parolaccia.(E dove, se serve, si chiude il cancello. E si dorme meglio.)




Commenti