Salvini va dal Bossi: compleanni, carezze e un’eco di quello che eravamo
- ventisette.info

- 22 set 2025
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A Gemonio, in una di quelle giornate che sanno di nebbia anche col sole, Matteo Salvini ha bussato alla porta di Umberto Bossi. Niente inviti ufficiali, niente selfie per Instagram, solo un’ora di chiacchiere tra due uomini che hanno fatto la storia della Lega – uno inventandola, l’altro traghettandola altrove, nel bene e nel male.

Il pretesto? Il compleanno del Senatùr: 84 anni portati con l’aria di chi non ha mai creduto alle mezze misure. E Salvini, come un figliol prodigo con l’aria da vicepremier, è andato a rendere omaggio: “Un genio grazie al quale tutto è cominciato”, ha detto. E chi siamo noi per dargli torto?
Perché sì, tra una fetta di torta e due sorsi d’amaro digestivo (metaforico, si intende), c’è stato il tempo per parlare anche di politica. Non quella patinata delle conferenze stampa, ma quella che odora ancora di gazebo, di scarpe sporche di fango nei paesi di provincia e di dialetti parlati con orgoglio, senza bisogno di traduzioni per i giornalisti milanesi.
Bossi, nel 1994, entrava in Parlamento con un movimento che dava voce a chi da Roma si era sempre sentito parlato addosso. Un visionario, sì. Ma anche uno che non si sarebbe mai sognato di fare politica su TikTok ballando con la fidanzata.
E allora Salvini, oggi con una poltrona ben imbottita sotto il fondoschiena, si è concesso una pausa dai ministeri per andare a ricordare che, prima dei tavoli tecnici, c’erano gli uomini con la bava alla bocca per il proprio territorio. Con tutto il rischio e la potenza che questo comportava.
E sia chiaro: non è nostalgia. O forse sì. Ma non di un passato perfetto – non lo è mai stato – bensì di un passato imperfetto ma autentico, dove si sapeva da che parte stavi anche solo ascoltandoti parlare.
Ora, mentre la politica nazionale si dimena tra riforme istituzionali da salotto e mozioni arcobaleno, fa quasi tenerezza vedere due generazioni leghiste a confronto: il fondatore e il
ri-fondatore, il mitra retorico contro lo smartphone, la canottiera sotto la camicia contro il completo blu ministeriale.
Eppure c’è una linea che li unisce. Sottile ma presente. Ed è quella che ricorda che in questo Paese, ogni tanto, qualcuno prova davvero a metterlo in ordine, anche se poi le carte volano via.
Quindi sì, auguri Senatùr. E grazie per il disordine creativo che hai lasciato. Qualcuno – ogni tanto – ci prova ancora a capirlo.

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