Quando il ping pong diventa un’arena di follia: a Solbiate Olona tre ragazzine fanno a pezzi il tavolo e l’educazione civica
- ventisette.info

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min
C’è vandalismo, e poi c’è il vandalismo di Solbiate Olona. Un tavolo da ping pong, installato da poco più di tre mesi, ridotto a relitto urbano sotto i colpi… di tre adolescenti dall’aspetto assolutamente innocuo. Sì, avete letto bene: tre ragazzine. Non teppisti incappucciati, non gang di quartiere, proprio loro. E il giorno? Sabato pomeriggio, 16:00, cioè tutto sotto gli occhi (invisibili, ma presenti) delle telecamere comunali.
Le immagini sono da cinema horror: salgono sul tavolo come se fosse un palco, pestano la rete d’acciaio con calci da karateka improvvisate e poi… la lanciano oltre la recinzione, finendo in giardino altrui. Danni stimati? Cinquemila euro di soldi pubblici buttati in pochi minuti. Il tutto in pieno giorno, senza un briciolo di vergogna.
La buona notizia? Grazie alle telecamere, le “eroine” sono state identificate in meno di 24 ore. Il comandante della Polizia Locale le invita a presentarsi e autodenunciarsi. Tradotto: è il momento di prendere coscienza, prima che la prossima vittima sia un monumento, un’aiuola o… un parcheggio.

Ma fermiamoci un attimo. Il problema non è il tavolo, né i 5mila euro di danni. Il problema è la cultura che manca, l’educazione civica evaporata, la consapevolezza delle regole ridotta a un optional. Episodi come questo non sono “ragazzate”: sono segnali di una generazione che non ha ancora imparato cosa significhi rispetto. E quando ci chiediamo “dove sono gli adulti?”, la risposta è chiara e spietata: spesso altrove.
Scuola, Comune, polizia: tutti pronti a intervenire, ma niente sostituisce il lavoro quotidiano di educazione in famiglia. Finché quel tassello non c’è, i tavoli da ping pong continueranno a cadere sotto i piedi di adolescenti armati di calci e noia.
Morale? In pochi minuti, tre ragazzine hanno trasformato un simbolo di gioco in un monumento alla mancanza di senso civico. E a pagare, come sempre, siamo tutti noi.

Commenti