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Marchirolo si veste di Sardegna: tra porceddu e Tazenda, una festa che sa di radici e orgoglio

  • Immagine del redattore: ventisette.info
    ventisette.info
  • 6 ott 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Ah, Marchirolo! Quel piccolo gioiello dell’Alto Varesotto che, per due giorni, ha deciso di fare un viaggio a sud, fino al cuore pulsante della Sardegna. No, non è il solito festival senza anima, ma una vera e propria celebrazione delle radici, quelle che ti raccontano chi sei davvero, con tanto di porceddu succulento e le note travolgenti dei Tazenda a far da colonna sonora.


Marchirolo si veste di Sardegna: tra porceddu e Tazenda, una festa che sa di radici e orgoglio

L’associazione Giommaria Angioy, quella che non si fa certo spaventare da nulla, ha tirato fuori dal cilindro un evento che ha raccolto un pubblico da tutta la provincia, ma anche dal vicino Canton Ticino. Tradizione, folclore, musica, e – perché no – un pizzico di orgoglio identitario, che fa sempre bene in tempi confusi come questi.


Il sindaco Emanuele Schipani, ha voluto ringraziare chi ha lavorato per far sì che tutto ciò accadesse. Il messaggio è chiaro: qui non si tratta di una semplice festa, ma di un rito che rinnova legami profondi e che tiene viva una cultura che, nonostante le mode e le omologazioni globali, continua a resistere e a farsi sentire.


La cultura sarda, con la sua forza antica e il suo carattere deciso, è stata il cuore dell’evento. E chi meglio dei Tazenda, che con le loro canzoni portano alta la bandiera dell’identità sarda nel mondo, poteva rappresentare questo spirito? Un concerto che non è solo musica, ma un ponte tra generazioni, territori e tradizioni.


Ma non è tutto: tra abbracci, balli e sorrisi, si è respirato quel senso di comunità che oggi, più che mai, è un valore da custodire gelosamente. Perché Marchirolo non è solo un comune, ma un crocevia di culture e storie che si incontrano e si fondono senza perdere la propria essenza.


In un’epoca in cui la globalizzazione rischia di livellare tutto e tutti, eventi come questo sono una boccata d’aria fresca, un richiamo a ciò che davvero conta: le radici, la famiglia, l’identità. Un ringraziamento speciale va agli instancabili organizzatori e volontari, veri eroi silenziosi di questa festa di radici e tradizioni.


Insomma, Marchirolo ha scelto di vestirsi di Sardegna e ha dimostrato che, a volte, per celebrare ciò che siamo, non serve andare lontano. Basta avere il coraggio di mettere al centro ciò che ci rende unici.


E chi l’ha detto che in un mondo che corre, non si possa ancora fermarsi a gustare un buon porceddu e lasciarsi trasportare dal suono autentico di un gruppo che parla di identità senza scuse?

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