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La mensa costa di più? Sì. Ma qualcuno ha dimenticato di dire perché (e a chi conviene fare finta di niente)

  • Immagine del redattore: ventisette.info
    ventisette.info
  • 12 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

C’è una regola non scritta della politica di provincia: quando arrivano i numeri veri, qualcuno preferisce cambiare discorso. A Marnate, invece, la discussione sulla mensa scolastica è diventata un esercizio di illusionismo: si mostra il prezzo, si nasconde tutto il resto.


Negli ultimi giorni il caro-mensa è stato raccontato come l’ennesima stangata calata dall’alto, con il solito copione: famiglie esasperate, Comune cattivo, passato glorioso. Peccato che la realtà sia un po’ meno cinematografica e molto più concreta.


Partiamo da una verità scomoda: i costi aumentano ovunque. Contratti nazionali aggiornati, adeguamenti ISTAT, materie prime che non tornano più ai prezzi di dieci anni fa. Fingere che la mensa scolastica possa vivere in una bolla fuori dal mondo è comodo, ma non serio. Eppure, fino all’ultimo, il Comune quei rincari li ha tenuti lontani dalle famiglie, assorbendoli nel proprio bilancio. Un dettaglio? Solo per chi preferisce non citarlo.


La mensa costa di più? Sì. Ma qualcuno ha dimenticato di dire perché (e a chi conviene fare finta di niente)

Poi c’è la scelta che non fa rumore ma fa risparmiare: unirsi a Samarate per una gara condivisa. Tradotto: più pasti, più concorrenza, meno costi a porzione. Marnate da sola, con i suoi numeri, aveva già sperimentato il risultato opposto: un solo operatore, zero alternative, prezzi bloccati verso l’alto. Ma questa parte della storia non scalda i commenti indignati, quindi viene spesso saltata.


Il vero colpo di scena, però, è il centro cottura pubblico. Non un’idea astratta, ma una cucina vera, controllata, manutenuta, che ha messo fine a ritardi, disservizi e polemiche che fino a ieri sembravano la normalità. E mentre qualcuno rimpiange il passato, le famiglie registrano una novità rivoluzionaria: il cibo è migliore e le lamentele sono sparite.


C’è anche il capitolo che non fa titoli ma dice molto di come si governa: per le fasce più fragili il Comune paga più della metà del pasto. Tradotto senza giri di parole: il pubblico copre il costo, la famiglia paga il minimo. Una scelta politica precisa, di quelle che non si urlano ma pesano.


Alla fine restano i numeri, quelli antipatici perché non si piegano alla propaganda: il costo dei pasti è sceso rispetto ad altri servizi simili, le tariffe sono state contenute, e senza certe scelte oggi il conto sarebbe stato molto più salato.


Il confronto politico è legittimo, certo. Ma raccontare solo metà della storia non è opposizione: è teatro. E a Marnate, almeno per ora, in cucina si lavora più di quanto si reciti.

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